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Recensioni

Opera Tartarughe

Secondo la classica teoria evoluzionistiica Darwiniana con il suo studio per le tartarughe, il Pacilio ci mostra un'opera che definirei rappresentativa di questo momento storico in cui il progresso, per il quale l'uomo sta perdendo i suoi valori più importanti, sta invadendo in maniera smisurata la nostra vita. Il concetto dell'artista è quello di fermarsi a riflettere ,osservando quelle tartarughe, che in un lento movimento verso il mare e quindi la vita, riescono a difendere ciò che per loro più importante e cioè “l'esistenza”.

Stelvio Gambardella Centro D' Arte e Cultura Gamen

Evanescenza
Massimo Pacilio: Evanescenza
Estrosità e voglia di ritornare al classicheggiante nell'opera di Pacilio che non rinnega il figurativo, ma anzi lo integra alla perfezione, adattandolo alle proprie tecniche pittoriche. Una testa di cavallo che con forza ed orgoglio mostra la sua bellezza , fiera della propria natura, quasi a voler ricordare i fasti di ciò che è stato e non è piu. Un ritorno al passato con nostalgia , alzando lo sguardo oltre il muro del contemporaneo.
Stelvio Gambardella Centro D' Arte e Cultura Gamen


Ultima Cena

Motivi del rapporto tra arte e sacro
Dottoressa Marilena Mercogliano Critico D'arte
Personale di Massimo Pacilio Parrocchia S.Maria Della natività Secondigliano Napoli
Un evento di rilievo la personale di Massimo Pacilio sia perchè l'artista vi ha esposto opere che esprimono elementi costitutivi del proprio stile d'aautore, sia perchè proprio la particolarità dell'accoglienza del luogo sacro ha restituito lividezza e votività alle sue fonti di ispirazione.
In questi elaborati, colori, affetti, memoria e la prevalenza dell'uso del bianco che evoca tra trasparenza della bellezza, si annuncia una premessa di nuovi incontri con l'arte nel territorio di Secondigliano. Pacilio, nel suo profilo scrive: " Vedevo mio padre dipingere, la sua mano elegante si perdeva nel colore" e noi che, leggiamo queste parole di esempio d'amore filiale, siamo spronati a seguire il nostro cammino come sguendo le ombre (del ricordo) degli alberi patriarcali.
Siamo convinti, infattiche gli artisti: Natura e Cultura richiedono salvezza da qualsiasi forma di tradimento annunciato (compreso, ad esmpio il tradimento di noi stessi). E tra le opere di Massimo, in mostra a dicembre, ricordiamo in particolare quella in cui l'autore rivisita l'iconografia de L'Ultima Cena. La tela addensa un movimento fluido delle figure, il panneggio delle vesti avvolge e scioglie l'incisività dei gesti di un evidente auspicio di fratellanza.
Marilena Mercogliano

Dott. Angelo Cocozza "Critico Letterario"
Sono scenari reali le proposizioni espressive di Massimo Pacilio che residuano da una storia personale di cui non troviamo riflessi ma una coraggiosa ricerca di figure armoniche che ascoltano l'esattezza divina del codice della natura umana. L'Artista percorre il tempo come ricerca di identità, scomponendo e assemblando metaforiche architetture che incontra nel suo percorso visivo, e ne fa stile elegante con la sua scultura in alto rilievo. Il suo viaggio cosciente risale in un impasto materico – dove il gesso è il principale conduttore – che impone il trionfo di un universo dove la ricerca della verità di sé e del sé sfida i grovigli dell'esistere e trova la sua risoluzione nella fede. Una sonora densità è la principale connotazione di un passato fortemente custodito tra pensiero e immaginazione che vede, grazie agli insegnamenti paterni, emergere la malinconica corsa a ritroso nel tempo d'infanzia. E' significativo il primo approccio del Pacilio all'arte presepiale che lo avvierà ad un percorso da autodidatta prima di accedere in età matura allo studio delle diverse tecniche accademiche. Dense sono anche le immagini di quella che potremmo definire una muta rappresentazione teatrale dove il senso delle cose viene seppellito sotto le macerie del tempo che risulta così essere nulla al cospetto dell'Assoluto. Va detto che sarà difficile se non impossibile sciogliere il nodo delle sue notevoli differenze espressive poiché come nella ciclicità della natura di ogni esistere si rinnovano le motivazioni, allo stesso modo orizzonti provvisori tracciano uno dei percorsi che riportano alla luce grazia e sacralità. Rinchiuso nel suo studio privato, sempre sospeso tra vigilie creative e analisi sperimentali con la stessa irruenza di un temporale estivo o come nebbia che all'improvviso emerge dalla pioggia il nostro artista si proietta nella verticalità degli spazi abissali dell'incanto, affascinato dal magma della vita, alla continua ricerca di un varco tra durezza di finitudine e tenerezza del ricordo che gli consenta di svelare il sordo malessere che come oscura ferita abita il passo indifferente dei giorni ed il trascorrere delle speranze.
Dott. Angelo Cocozza "Critico Letterario"

ROMEO ARACRI
Pittura di una complessita' notevole attraversata da tentativi di studio che vanno dall'informale al figurativo e che denotano una affannosa ricerca di una propria personale espressione creativa ed artistica.
Soggetti a volte esplorati con una lente non catalogabile che apre lo spazio della pittura a mondi che nascono dal suo subconscio e si riversano sulla tela come onde impetuose della sua anima che riesce a stento a trattenere.
Cosi' le figure si dilatano o si volatilizzano in sottili linee che fanno della tela il percorso del suo sentimento artistico non legato a schematismi di scuola o di corrente ma libero,esplosivo o raccolto,narrativo o chiuso,ma sempre pieno di una umanita' tipica della sua terra .
A volte le sue figure ruotano comne in un gioco di specchi dove la figura emerge e nel contempo si confonde con la cromaticita' dell'artista che fluisce armonicamente dalle sue mani che tradiscono la sua cultura popolare ,religiosa,umanistica che predomina nella logica trasposizione sulla tela.
Pittura in un certo senso non mediata ma moderna con venature di studi di pittori che lascian o nel suo cuore segni indelebili che rielabora e traspone nelle sue creazioni che sanno di mare,di terra, di cielo in definitiva della sua esperienza.
Tecnica finissima in cui adopera materiali i piu' diversi e le combinazioni sanno di alchimie del passato e di formule antiche che rivivono nelle sue espressive figure o nei suoi falsi astrattismi che ripropongono invece modi di sentire le passioni ,i dolori,le ansie.
Pittura fondamentalmente personale,che si nutre delle vicende personali dell'artista che racconta la sua storia ,la sua ansia e la sua speranza nella tradizione piu' bella dei valori che non hanno mai fine e ritornano nelle misteriose creazioni geometriche o in quelle piu' delineate del viso del Cristo che rivelano la sua profonda religiosita'contrastata.
Pittura a mio giudizio non confinata ma espressiva che va maturata ancora nella ricerca e nello studio ma apre a soluzioni non facilmente delineabili per le sue forti capacita' innate.

Romeo Aracri

Critico d'arte Maria Rosaria Belgiovine "Opera Madonna con il Bambino"

Madonna con il Bambino

Emozione e sogno determinano una scelta stilistica appropriata nella consapevolezza dei suoi sensi di concezione
creativa.Una gestualità che avvolge la sua interpretazione, per rivivere in armonia il senso della viata e della fede. Mariarosaria Belgiovine 2009

Critico d'arte Maestro Giuseppe Cascella: Al pittore partonopeo Pacilio Massimo
dai toni pacati sommessi, dalla pennellata succosa, dalla cromia ricca ma sempre equilibrata e dall'impegnativo disegno, sono permeati di un aristocratico preziosismo estetico che evidenzia il carattere dell' artista e conferma la validità di un particolare efficace tipo di testimonianza pittorica. E' un pittore virtuoso, cioè ricco di sapienza rappresentativa, e gioca volentieri con il pennello padroneggiando il mestiere al punto che lo potresti immaginare prima, si mise tranquillamente a dipingere". Dopo le avventure condite di sogni e di fantasia, riprende il suo colloquio col mestiere di pittore e costruisce la sua avventura davanti ad opere così intrise di pittura vien da sé, mi pare, l'interrogarsi sulle ragioni fondanti di una creatività che nella sua fase di maturazione ha mostrato risoluta negazione di ogni ordine concettuale in senso rappresentativo, con connotazioni decisamente espressioniste e nella piena coscienza dei valori acquisiti dalla storia dell'arte. e, ancora m'interrogo, è forse azzardato, considerare come narrativa la pittura, uomo pieno di spirito partonopeo grande pittore con la sua pittura si induisce subito il talento del grande. Quella ballerina con modi graziati e il movimento del balletto il grande, da di se il massimo come presempio da una pittura all'altra come il gesu, un gesu unico fatto con quella voglia di religiosita'e mette in risalto lo spirito e l'anima come questo grande artista tiene'una cosa bella che mi ha colpito il mondo del circo come il pagliaccio del grande o le 2 barche alla riva del mare con il mare in tempesta giornate opache che si leggono nella tela del grande maestro Pacilio Massimo eclettico passa dalla pittura all'altra come il nudo paesaggi etc.etc..Cosa dire di piu' del grande Pacilio Massimo.
Maestro Giuseppe Cascella

Maestro Carla Colombo Pittrice e Poetessa: Massimo Pacilio- "L'acrobata dell'arte"
E' un artista dalle mie sfaccettature artistiche;
quando si pensa di poterlo “inquadrare” in un certo”filone” artistico , ecco che lo vediamo divincolarsi e sprigionare lavori che assaporano di tematica, di onirico o comunque di una creatività diversa dalla precedente. L'artista in generale è libero di creare e di esprimere in forma liberatoria ciò che più gli è congeniale, e senz'altro Massimo Pacilio rientra in questo “dire” . Egli non si limita solo al colore, che sia olio, o pastello, o altro, egli percorre altre strade…plasma, modella, incide. Le sue crete: levigate, plasmate, coccolate sono diventate dei punti fermi, e ultimamente le incisione del suo pirografo denunciano una base di disegno non solo tecnica, ma anche ricca di fantasia e di dettagli. La sua voglia di utilizzare materiali sempre diversi lo rende particolarmente eclettico. Mi piace definirlo “un acrobata dell'arte”. Lo vediamo in rappresentazioni quasi oniriche, le cui tonalità calde, leggere, sfumate, assaporano di sogni, di sussurri, di voglia di leggerezza che vorremmo ci sorprendesse spesso nella vita, ma subito dopo lo cogliamo con opere molto concrete, terrene, dai colori forti, decisi, corpose. Una marina rilassante ci porta a placide acque, barche adagiate sulla sabbia ci portano al riposo serale, campagne assolate che raccontano di storie di vite vissute all'ombra di fogliami lussureggianti. La sua è una continua ricerca di soggetti ; molte sono le opere raffiguranti figure: ballerine, pagliacci, personaggi vari. Trovo inoltre che le sue rappresentazioni Sacre siano segnale di questo suo modo di essere e comunque trasmissione di una cultura in cui lui stesso crede. Ama sperimentare e lui stesso si sorprende del risultato, perché l'approccio alla materia lo affronta quasi per gioco, come un bimbo curioso del chissà che sarà….Soddisfatto, è quasi incredulo ammirando il risultato che ha creato dalla nuova sperimentazione. Ma come spesso succede l'opera non è mai conclusa…si continua con l'opera successiva in un continuo dialogo fra l'artista e la sua nuova creatura. Non possiamo non leggere in Pacilio la voglia di esserci, di riuscire a trasmettere il suo sentire e sembra quasi che nutra sofferenza quando l'opera terminata non è come egli avrebbe desiderato. Recepisco in lui un'umanità sorprendente per questo suo sentire, e se anche la visione delle sue opere è per me solo virtuale avendo solo preso delle stesse nella galleria del suo sito, credo di non sbagliare nell'affermare che Massimo Pacilio trasmette nella sua pittura la Sua voglia di essere fra tutti noi con le sue opere ma soprattutto con la sua anima di persona, con tanto desiderio di poter trasmettere solo positività…e di questi periodi…non è cosa da poco!
Carla COLOMBO 23 dicembre 2008

Domenico Raio Giornalista: La libertà espressiva di Massimo Pacilio
Un'estrema versatilità tecnico-stilistica contraddistingue l'opera dell'artista Massimo Pacilio che abolisce i più convenzionali confini tra le diverse cifre espressive per proporsi in una notevole varietà di forme, che rende il pittore quasi mai immediatamente riconoscibile. Una produzione polimorfa che si origina, sul piano tecnico, da una costante sperimentazione, specie nell'impiego dei materiali, mentre sotto il profilo più puramente espressivo la pittura di Pacilio appare fortemente influenzata dagli stati d'animo che attraversano l'autore nella fase realizzativa e che in una certa misura lo guidano lungo l'intero percorso creativo. Nell'arte di Massimo Pacilio, tuttavia, tecnica e contenuti restano sostanzialmente indipendenti, ad ulteriore conferma di una varietà stilistica che non può conoscere condizionamenti di sorta. La stessa idea di fondo, o addirittura il medesimo oggetto di raffigurazione può essere rappresentato per mezzo di tecniche diverse che garantiscono all'autore quella libertà espressiva che l'artista si è posto come fattore imprescindibile. Più strettamente connessa appare invece la scelta cromatica rispetto agli umori ispiratori, con particolare predilezione per le tinte più cupe che in alcune delle opere più significative richiamano le tonalità della terra in un dosato impasto materico fatto di gesso, colla vinilica e stucco, a riprodurre gibbosità terrestri, e che proiettano l'intera creazione in una terza dimensione attraverso la quale gli stessi lavori assumono peculiarità scultoree. È proprio qui che si realizza un ideale accostamento tra i moti dell'animo umano e i moti della terra, in tutti i loro vigori e turbolenze, quasi a voler risalire ad una creazione originaria della quale ogni gesto pittoscultoreo potrebbe rappresentare una perfetta metafora. L'arte di Massimo Pacilio ci sorprende per l'assoluta dimestichezza con la quale il pittore è capace di mutare il suo registro espressivo modulandosi dall'informale al neofigurativo e viceversa, senza tralasciare qualche interessante sortita anche in ambito concettuale. Alcune opere dell'artista napoletano presentano una forte impronta sociale e ci riconducono alle più profonde motivazioni che con ogni probabilità sono all'origine del percorso artistico intrapreso da Massimo Pacilio: l'arte sopperisce a quella mancanza di comunicazione che rappresenta il segno più tangibile del vuoto relazionale che contraddistingue i nostri tempi, e in qualche modo giunge a sostituirsi all'uomo stesso nel riuscire ancora a sollevare emozioni profonde, laddove la civiltà moderna ha lasciato ormai poco spazio al sentire umano. È un forte monito sulle contraddizioni di un'umanità sospesa tra l'abisso e la speranza, come si evince da una lettura più globale dell'opera di Massimo Pacilio i cui lavori non possono prescindere da una visione d'insieme che ne evidenzi i forti contrasti. Grande fiducia, da parte dell'autore, sembra dunque essere riposta proprio nell'arte quasi a celebrarne le virtù rigeneratrici sia sotto l'aspetto creativo, sia sotto il profilo morale. Negli ultimi tempi Pacilio sta realizzando sculture a tema sacro, ma lasciando anche scorgere un progressivo allontanamento dalla figurazione che certamente porterà l'artista, in tempi non lontani, a misurarsi anche con la scultura informale. Nei suoi lavori scultorei si evidenzia tutta l'esperienza pittorica dell'autore a cominciare dall'impiego del supporto che circoscrive lo spazio entro il quale gli elementi si sviluppano armonicamente nella loro dimensione plastica.
Domenico Raio

Maestro CUONO GAGLIONE
Massimo Pacilio e' un pittore, figlio d'arte, riesce con semplicita' a rappresentare cio' che lo circonda con straordinaria volonta' di creare attraverso non solo opere pittoriche, ma anche plasmare e ideare sculture e presepi di pregevole fattura-
Mi soffermo attraverso le immagini che il web offre poichè dal vivo non ho ancora visionato le sue opere.
La mia lettura, si incanala sulle sue figure che sistematicamente vengono animate dai segni grafici netti e distinti e dai colori sfumati.
Pacilio riesce a comunicare, creando movimenti e sensualita' che appartiene a chi gia' e' a conoscenza di tecniche e prospettive e conoscendo l'arte del fare pittorico con intelligenza, plana sulla corretta morfologia del figurativo piu' attendibile,del panorama artistico Italiano.
Pacilio attraverso i contenuti delle sue tele trasmette serenita' - in una quasi pace di artista naif - ma le sue raffigurazioni riescono a prendere visceralmente il fruitore e a fare covogliare in un crogiuolo di sentimenti misti a momenti emozionali le voragini che scava dentro chi guarda e legge le sue creazioni, quasi a sfiorare anche virtu' poetiche.
Ed e' per questo pathos che Pacilio riesce a " gridare " un senso di ribellione pacifica - artistica, a trasmettere e confrontarsi con chi ama il suo stile comunicativo e imporre ai suoi colori un filo immaginario che lega, senza mai dare falsi segnali alle sue tele.
Pacilio intende l'arte come sentimento, non si affida alla semplice rappresentazione del vero, ma alla bellezza dei Contenuti.
Cuono Gaglione

Il Maestro dell'iperrealismo Giuseppe Mallia
Il prisma dalle mille sfaccettature. Massimo Pacilio, artista eclettico dal ritrovato e  riscoperta della manualità artistica, abbandonata da una moltitudine di artisti contemporanei per una via più facile da seguire, dietro allo pseudomio delle così dette correnti d'arte moderne,egli non ci stà; Ecco allora il suo ritorno all'arte pittorica  tradizionale, con la tecnica del colore ad olio, ricercando ed utilizzando varie tematiche, dalla rappresentazione dell'essenza dell'arte,cioè l'arte astratta, alla rappresentazione della figura umana, passando per il paesaggio ed arrivando alla natura morta ed infine al fiore, oggetto molto delicato da rappresentare su quella superfice bidimensionale che è la tela ecc. I colori della sua tavolozza, sono maturi e ricchi cromaticamente, senza eccessi, ma nell'equilibrio di chi è un buon colorista, dosando quella quantità di grigio necessario per smorzare la tinta fuoriuscita dal tubetto di colore. La corposità e lo spessore del colore utilizzato non disturba la fruizione dell'immagine, ed essendone ben consapevole si invola verso mete molto ambite, con quella pennellata succosa e certa del raggiungimento finale di quel  movimento, desideroso di dare  vita alle proprie emozioni,  raggiungendo lo scopo ultimo in modo intelligente e creativo. Non soddisfatto, come ogni artista che si rispetti, riscopre anche l'arte  della pirografia, dove ottiene notevoli risultati, benchè sia un metodo di rappresentare le immagini molto difficoltoso ove non ci si può permettere margini di errori.  Con il segno  nitido è sinuoso, riesce, inerpicandosi con grande maestria a superare  qualsiasi ostacolo gli si frapponga al raggiungimento del lavoro finale : - l'opera d'arte. Infine si torna a parlare del tutto tondo o scultura che dir si voglia,il nostro Massimo non contento dei successi ottenuti nelle altre arti si và a cimentare con la creta, plasmandola e lavorandola raggiungendo una rappresentazione del vero in modo sarcastico e metafisico, ironizzando sui ricordi dell'infanzia, i propri affetti e la propria cultura, realizzando un omaggio al nostro grande Pulcinella conferma quanto detto fino adesso, ironizzare sempre ma con moderazione, rimanendo sempre in equilibrio fra ciò che si pensa e quel che si realizza rimanendo puri e candidi  come il bianco abito della nostra mascherà: - Pulcinella.
Giuseppe Mallia


GUERRIERO IN FRANTUMI
L'idea dell'assoluta potenza umana messa in crisi dall'artificialità. Un homoartifex che percepisce la sua improvvisa inermità, precipitato da una scala di infiniti di cui non vede la fine. Materia e colore destruenti il dubbio rivelato: dal fuoco di Prometeo alla cenere di ogni valore. Questa catastrofe squarcia la condizione umana nell'improvvisa consapevolezza della percezione tragica del “guerriero in frantumi”, in un gioco di linee dure e squadrature che abbracciano la circolarità morbida e minima dello scudo, simbolo lacerante e patetico dell'inusitata vanagloria umana dinanzi all'Assoluto. Splendida metafora della caduta dell'uomo post-moderno su se stesso, tragicamente circoscritto nel mito delle proprie certezze. Maria Pia De Martino

Maestro Dario Pisconti
I dipinti di Pacilio vibrano nella presenza del fantastico, l'invenzione dell'immaginazione, il sogno sono i protagonisti delle sue opere, che raccontano storie al di là delle forme…
Interessante l'uso di una prospettiva deformata ma non deforme, del colore vibrante ma non eccessivamente vibrato, il tutto fluidamente disposto nello spazio a testimonianza di un pensiero formale compiuto e preciso…
Opere di arcano e inviolabile silenzio.
Le tele del padre attraversano, scardinano e sovvertono le sue tanto da disseppellire e rianimare i suoi infantili ricordi più remoti, facendo così da essi riemergere quella verità favolosa con la quale già da bambino misurò e decifrò il mondo intorno a lui.
Una verità necessaria ad orientarsi nell'assurdità dell'ignoto, a rendersi ancor oggi meno solo nel buio.
Il lirismo che traspira da quella luce rarefatta eppure tangibile in grado di rendere la sua una pittura poetica, apollinea, idealizzata secondo una visione ispirata all'ordine e alla misura, ma pure in grado di cogliere e rivelare il senso nascosto della realtà e il turbinio di emozioni che si celano dietro l'apparenza.
Fatta sua la concezione aristotelica, Pacilio intende l'arte come mimesi, imitazione, rappresentazione non del vero, ma della suprema bellezza; l'opera d'arte diventa per lui un veicolo, un mezzo per presentare la realtà più bella e viva di quanto realmente non sia.
Un approccio sereno alla vita e al mondo, rimodellato e reinterpretato secondo i suoi più intimi desideri.
Una pittura che diventa una via di fuga, un palcoscenico, dove poter reinventare la realtà, rendendola più piacevole, più dolce, più sopportabile.
Il suo è un realismo che non si riduce a una mera raffigurazione del vero, ma è un'espressione utopica dell'idea di bellezza e perfezione, che l'artista insegue da sempre attraverso le sue opere.
Dario Pisconti


Opera:Prigioni


Opera molto significativa che va al di la' di cio' che viene rappresentato. Evidenzi quella che ancora oggi purtroppo sono costrette a vivere le donne in alcuni paesi non evoluti..ma non è piu' che altro il fatto che la donna si trovi in gabbia ma la gabbia rappresenta il modo in cui non possono manifestare cio' che sono, che sono trattate come animali tanto vengono discriminate.. quello che indossa è di colore nero e secondo me evidenzia la morte che non è una morte fisica ma una morte dell'anima dovuta alla liberta' violata..Gli occhi sono tristi e vuoti che emanano un barlume di speranza.. Molto bella questa opera e molto significativa complimenti ancora. Nuccia
[pittore] Bright And Natural Paint

Dipinto carico di significati palesi e reconditi, la cui lettura è resa più efficace da: espressione, colori e contorni; tutti magistralmente rappresentati dall'artista Massimo Pacilio.
Pietrartis
Eccellente opera molto esplicita che non lascia alcun dubbio sulla condizione poco umana riservata alle donne di quelle regioni "imprigionate" da usi e costumi ricchi di pregiudizi deliranti...! med
Mario E. D'ippolito(medarts)